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Non Perdere Un Istante
Scopri La Musica di Zondini

Zondini et Les Monochrome nascono attorno alla figura di Mark Zonda, cantante e chitarrista dal 2007 della band indie pop anglofonoa Tiny Tide. Il progetto cantautorale Zondini nasce con la voglia di comporre canzoni anche in Italiano, dopo occasionali episodi nell’album d’esordio del 1999 “Feel The Blank” e una canzone incisa per Tafuzzy Records chiamata “Domenica Ammessa”. Il primo album a nome Zondini è del 2012. L’album è stato interamente suonato da Mark, con la collaborazione del chitarrista di Leeds Johnny Lee Harts per il brano “Il Lato Oscuro Della Luna”, omaggio ai Pink Floyd.

L’album d’esordio come Zondini si chiama “Re:Visioni Del Tempo”, e racconta in chiave pop la nascita e il tramonto di una storia d’amore molto instabile e tormentata. L’album riceve recensioni molto positive, che portano prima ad una segnalazione e seguente candidatura dell’album tra i migliori lavori dell’anno italiani per il Premio Tenco ed un succesivo servizio sulla Rai in merito. Viene girato un video per “Notte A Parigi” per la regia di Stefano Poletti, già autore di clip musicali per Baustelle, Tre Allegri Ragazzi Morti e Sick Tamburo.

Quindi “Buon Compleanno Mr. Mike” riceve diversi passaggi radiofonici in varie emittenti nazionali. Il brano viene scelto anche per i circuiti delle radio interne Coop e Zondini viene chiamato a partecipare ad alcune interviste radiofoniche. Nell’estate del 2012 viene pubblicato l’EP “Sole, Tele, Cereali Svedesi”, registrato in due settimane in camera e basato sulle avventure svedesi.

Nel 2013 inizia a formarsi una band, chiamata Les Monochrome. Insieme la band accompagna Rowan Copland ed esegue alcuni live acustici e registra l’album “Chansons Invisible”, con canzoni pop ispirate ad un mondo notturno vissuto tra icone di Hollywood e della Romagna. Il titolo (e una canzone in particolare, “Ippodromo Palindromo”) fa riferimento a “Città Invisibili” di Italo Calvino. Il gruppo presenta le canzoni del nuovo album con intervista ed un’esibizione dal vivo a Radio Rai 8.

Tutto il resto lo scoprite qui: http://www.facebook.com/Zondini

Gli Album di Zondini

Clicca sopra le immagini per scoprire in dettaglio i lavori pubblicati da Zondini.

NOISE
Re:Visioni del Tempo
Sole, Tele, Cereali Svedesi
Chansons Invisibles

Notte A Parigi

Audrey

Miss Italia

Intervista R.A.I.

Dicono di Zondini

Lunedì 7, Aprile 2014

OCA NERA
(ocanerarock.wordpress.com)

[...] Chansons Invisibles, nuovo progetto di Zondini et Les Monochrome, profuma di Francia. Profuma di Francia grazie ad una presenza romantica dell’armonica, perché risulta fresco e scorrevole, perché presenta contenuti dal sapore vintage, ed io il vintage lo associo ai mercatini di Porte de Vanves, ricchi di tesori nascosti. Ma non solo. Profuma di Francia perché non è il nome del disco (omaggio a Calvino) tradotto dall’italiano a trarre in inganno, bensì la semplicità e l’immediatezza nel parlare di sentimenti.

Ascoltando Il mondo di Lloyd, prima traccia, è l’unico momento in tutto il disco in cui il gruppo sembra vestire i panni di una indie band americana, qualcosa alla Phantom Planet, ma con un sound pop più apprezzabile e naturale, meno forzato e soprattutto non creato ad hoc per essere commerciale. Ed è questo che rende l’intero album di Zondini et Les Monochrome un prodotto che piace: la naturale propensione a poter essere un disco da classifica, senza la pretesa di esser stato concepito come tale. Momenti eterei, come la title track Chansons Invisibles, che riprende il sound della traccia in apertura e va a chiudere il disco in bellezza, sono piccole oasi per l’udito, che trionfa in un tributo ai miti di Hollywood raccontati in chiave sognante. Fatevi un regalo, ascoltate questo disco: vi piacerà.

Emanuela Bonetti


Mercoledì 4, Aprile 2014

L’INTERNAZIONALE

L'internazionale

“Zondini et Les Monochrome. Vecchia Romagna. L’approccio diverso alle solite cose. Prendere una ballata che crea l’atmosfera e parlare della regione e del brandy, rileggersi Calvino e titolare Ippodromo Palindromo, oppure parlare al Telefono Senza Feeling. Mark Zonda ha una vena così, un amore per le aperture melodiche alla Coldplay e anche per il conscious uncoupling delle liriche dalla banalità. Riveste di richiami le sue Chansons Invisibles. Poco di quello che fa rimane impresso, ma ha un suo modo di servire pop intelligente come un Earl Grey delle cinque.”

Pier Andrea Canei

Lunedì 2, Aprile 2014

ROCKERILLA

Rockerilla

 

“Zondini et Les Monochrome nascono dal desiderio di Mark Zonda, leader della pop band anglofona Tiny Tide, di fare musica in Italiano. Il loro disco precedente Re:Visioni del Tempo, era tra gli album di debutto selezionati per il Premio Tenco 2013. Ora si rimettono in gioco con Chansons Invisibles, il cui titolo è ispirato a Italo Calvino. I brani sono tutti di stampo cantautorale, alcuni ammiccanti alla chanson francese, come Il Mondo di Lloyd e Karina, altre di stampo più indie come Audrey, Telefono Senza Feeling e La Ballata del Bidente, dall’atmosfera vagamente British. Sicuramente un disco piacevole e ben suonato.“ 

 


Lunedì 24, Marzo 2014

E20 Romagna

Avevamo scritto non più di due mesi fa della ultima fatica di Mark Zonda uno dei più attivi, e singolari, musicisti della scena romagnola, che lo ritroviamo pronto a presentare il suo secondo album a nome del progetto Zondini. Dal 2007 è impossibile ricordarsi quanti album abbia licenziato il musicista forlivese, sia con i Tiny Tide, a suo nome, con questo nuovo progetto e chissà cos’altro, con il suo stile che incrociava bassa fedeltà sonora, una bulimica ossessione per tutto ciò che è cultura pop. Questa volta però il suo nuovo lavoro Chansons Invisibles, autoprodotto dalla sua KinGem Records sembra essere il disco della svolta. Inatti con alle spalle una band robusta e puntuale i Les Monochrome, una registraione molto più attenta ai dettagli, lo si potrebbe definire come il suo lavoro più importante e maturo. 

La cifra stilistica resta sempre quella fragile naivete interpretativa legata a doppio filo al’ indie pop anglosassone e scandinavo con in più la scelta del cantato in italiano che gli dona un ulteriore tratto “neo beat tricolore”. Un paio di brani lo vedono duettare con Simona Rovida che dona un tocco più avvolgente a questa raccolta che guarda alla innocenza dell’adolescenza fisica ed intellettuale. Insomma un disco che impone un nuovo passo a Zonda ed alla sua biografia musicale.

Luigi Bertaccini


Giovedì 13, Marzo 2014

SENTIREASCOLTARE

Mettiamo che per una qualche strana combinazione vi capiti di assaggiare il nuovo album di Zondini partendo dalla traccia numero otto Vecchia Romagna: drum machine, suono sintetico sparagnino, intimismo e trepidazioni da cameretta, l’immaginario ultrapop che guarda alle icone (stavolta un brand celeberrimo nei Seventies) come un rifugio e una promessa, insomma il consueto siparietto malfermo – come un Garbo sbocciato in un praticello a bassa fedeltà Stephin Merritt – come dalla fertile vena di Mark Zonda abbiamo sentito ormai a profusione.

Ma sarebbe un equivoco abbastanza clamoroso, perché questo disco segna invece uno scarto profondo. Col progetto in italiano – numericamente marginale rispetto a quello in inglese Tiny TideZonda sembra aver azzeccato la formula che segna un balzo qualitativo considerevole. Il motivo sta tutto in quel “et Les Monochrome”, ovvero la band che accompagna Mark e che partecipa attivamente al processo di composizione. Ne risulta un sound non solo meglio suonato ma progettato con un’ampiezza d’intenti inedita, strutturato su un codice indie pop sì ben definito e fors’anche ordinario (le chitarre, il basso e la batteria dei tre Monochrome, più voce, chitarra e tastiere del leader) però disposto ad allestire combinazioni dinamiche, votate ad esaltare le sfaccettature espressive con padronanza e generosità inedite (sentitevi la vena ipercromatica Xtc messa nel mirino in Telefono senza feeling o il glam strapazzato noise quasi R.e.m. di Omnia vincit amor).

Pur non venendo meno i retaggi estetici e poetici di stampo C86, siamo di fronte ad un cambio di paradigma nel quale la voce di Mark – tutt’altro che un virtuoso come abbiamo sempre sottolineato, ma convincente col suo gettarsi tutto intero oltre l’ostacolo – rappresenta il più evidente elemento di continuità con la dimensione iper-amatoriale dei lavori precedenti.

Abbiamo pur sempre a che fare insomma con una magnifica ossessione composta di mitologia cinematica (c’è Marilyn nella proteiforme Il mondo di Lloyd, la Hepburn nella languida Audrey mentre le latinerie acidule di Karina si riferiscono ad Anna, attrice danese musa e moglie di Jean-Luc Godard) e trepidazione geo/biografica (La ballata del Bidente e La ballata del Savio, dedicate a due fiumi del forlivese con tanto d’estro Blur e verve scanzonata Dandy Warhol), quando non drappeggiata di briose astrazioni letterarie (l’omaggio a Calvino in Ippodromo Palindromo).

Tuttavia nuove possibilità e direzioni sembrano davvero essersi aperte, come dimostra la caliginosa dissolvenza della conclusiva Chanson invisible, uno strumentale dalle implicazioni fiabesco/artificiose che scomoda memorie Mercury Rev nientemeno. Chapeau, Mark.

Stefano Solventi


Sabato 8, Marzo 2014

POLAROID

Torna con un nuovo album il prossimo 17 marzo Zondini, questa volta con il supporto stabile di una band, i Les Monochrome. La nuova raccolta Chansons Invisibles (titolo che vuole omaggiare Italo Calvino) mostra ancora una volta l’amore del cantautore romagnolo per il migliore indiepop, dai raffinati riferimenti Elefant Records e Clientele, fino a momenti più rock come Omnia Vincit Amor.

Enzo Baruffaldi


Venerdì 4, Ottobre 2013

MAG-MUSIC

Mark Zonda, al secolo Marco Zondini, del suo pop lo-fieggiante ha fatto una ragione di vita, divenendo un altro simpatico caso a parte della musica di questo stivale, come già si era testimoniato con i Tiny Tide. Eppure cimentarsi con la propria lingua madre aveva bisogno di una prima volta, anche nel suo caso. Ed è così che prendono forma queste “”Re:Visioni Del Tempo”, pubblicate con il suo cognome all’anagrafe. E dove, nella sua indole, si scopre come un Fiumani meno aggressivo, dalle tinte 60′s (Cento migliaia di miliardi di milioni di kilometri“, dagli influssi dylaneggianti, Tua madre non lo deve sapereLa spiaggia nel cuore, l’amore che muore), ma che ogni tanto non si dimentica di cimentarsi nel rock (Il lato oscuro della luna), capace di donare anche molteplici affascinanti connubi, fatti di parti ritmiche appartenenti a un’elettronica primordiale (Notte a Parigi), di retrogusti 80′s (Nouvelle California), di divertenti filastrocche (Jack Jack JackBuon compleanno Mr. Mike) e immediati evergreen (Neve nelle vene). Un universo da cui è molto difficile scappare, e che si finisce per fare proprio nel giro di poco tempo. E, vista la sua strabordante immaginazione, forse Zonda è più unico che raro, teniamocelo stretto.

Gustavo Tagliaferri

VOLARE LIBERI SOTTO LA TEMPESTA
volaMusica. Il giovane musicista indie cesenate Marco Zondini, in arte Mark Zonda, è stato notato alle selezioni del prestigiosissimo Premio Tenco

Questa settimana facciamo conoscenza con un giovane musicista cesenate, che dal mondo del pop indipendente è giunto sino alle selezioni del prestigioso Premio Tenco, riconoscimento al mondo dei cantautori (ha premiato, tra gli altri, Sergio Endrigo e Paolo Conte). Si tratta di Marco Zondini, alias Mark Zonda
.Qual’è stato il tuo primo incontro con la musica?

L’incontro con la musica, per quanto mi riguarda, può rivelarsi abbastanza imbarazzante. Quanto rivelatore. Sono figlio degli Anni Ottanta. A otto anni, i miei genitori si resero una serata libera lasciandomi nell’appartamento della nonna con un’audiocassetta della Baby Records. Brani come “Happy Children” di P. Lion, “Turbo Diesel” di Albert One e “Run Computer Games” dei Bit Bit mi fologorarono cambiandomi la vita. Per la passione per i Beatles ho dovuto attendere la seconda media, grazi all’azione combinata di un prof di musica, Paul e George a Sanremo e la visione del cartone “Yellow Submarine” in televisione.

Quando hai iniziato a comporre?

Composi la prima canzone per mia cugina, in seconda superiore. Cantava molto bene e, al contrario di me, aveva imparato da subito a suonare la chitarra. La canzone narrava di una strana storia su strani amori da cortile. Il mio primo brano, scritto su misura per me, lo composi in seconda superiore, ispirandomi ad un sogno horror. Immagino di essere stato più influenzato da Edgar Alan Poe che dai primi Pink Floyd. Ne seguirono un’altra serie di deliranti brani elettronici in mono registrati grazie a sovraincisioni di voci e strati di tastiere avvalendomi solo di due mangianastri tenuti uno di fronte all’altro. Per le prime incisioni “serie” ho dovuto attendere l’indipendenza economica. Comprare tutta l’attrezzatura per registrare da solo un album in casa era stato da sempre il mio sogno.

Cosa significa essere un musicista indipendente?

Dovere faticare più di chi ha le spalle coperte per realizzare i propri sogni, dovere puntare su emozioni e idee per ogni canzone, avere la possibilità e il piacere di violare le regole e sperimentare senza sentirsi troppo in debito verso un grande pubblico da appagare. E’ cercare di volare liberi sotto la tempesta.

Qual’è la canzone che ami di più?Una canzone che mi ha dato particolare motivo di soddisfazione è stata la più cantautorale “Notte a Parigi”. E’ stata la canzone a darmi sufficente sicurezza per andare avanti nel processo creativo che ha portato all’album. Con un piccolo aiuto da parte di alcune recensioni sufficientemente suggestive ha attirato l’attenzione e l’interesse di alcuni mebri della giuria del Premio Tenco, ceh mi hanno chiesto l’invio dell’album per partecipare alle selezioni. Un goal del genere non l’avrei sognato neanche ad occhi aperti.

Parlaci del tuo gruppo, i Tiny Tide.

I Tiny Tide sono nati nel 2007 da una magica aggregazione spontanea di amici avvininati dall’amore comune per la musica indie-pop, che in quegli anni ebbe un vero e proprio boom. Il progetto è seguito principalmente da me medesimo in studio con una fervidissima produzione di album (5 album e 7 EP pubblicati tra il 2009 e il 2011). La prima formazione dei Tiny Tide vedeva l’apporto di Paolo Branzaglia alle tastiere, Manuel Magnani al basso e violino e Giovanni Pistocchi alla batteria. Volevamo fare un po’ il verso ai Belle & Sebastian, poi con un cambio di formazione con Pasquale Dente e Michele Pieri a chitarre e batteria abbiamo preso una svolta più rock. Mentre continuano gli album in studio, attualmente il progetto live è in pausa. Manuel e Tommi Gardelli sono confluiti nella live band di Zondini, con l’aggiunta di Gennaro Spaccamonti e Francesco Turco a seconda chitarra e batteria. Praticamente non porto più pesi alle prove e mi concentro sul canto.

Sogni, progetti, realizzazioni, utopie…

Per ora i miei obiettivi sono quello di terminare il nuovo album per il mio progetto in Inglese “Tiny Tide”, per cui sto girando anche un video, e scrivere e incidere con la mia nuova band i brani in Italiano per il secondo LP di Zondini. Non esistono utopie, ma solo propositi. Il mio è quello di riuscire a plasmare musica e creatività al mutare e maturare della mia sensibilità.

Intervista di Paolo Turroni.


Lunedì 29, Ottobre 2012

MUSIC LETER

Uscirà il 3 settembre prossimo Re:Visioni del Tempo, album interamente scritto e interpretato da Marco Zondini totalmente in analogico. Simona Rovida seconda voce in «Buon Compleanno Mr. Mike» e «Il Lato Oscuro della Luna»Jonny Lee Hart dei Delorean Driver (Leeds) per le chitarre di «Il Lato Oscuro della Luna».

L’album
Brutto a dirsi. Quasi antipatico. Sicuramente scontatissimo. Ma vitale. A seguito di una colossale, epica, devastante delusione amorosa, Marco cerca di esorcizzare tutti i momenti cruciali di questa esperienza scrivendo delle canzoni che li rappresentassero, dando forma ad una sorta di album concettuale, un po’ un «La nascita e la caduta dell’amore di Zonda Stardust».

La cosa è riuscita solo in parte. La decisione finale è stata quella di tralasciare i particolari più dolorosi e deprimenti per lasciare spazio a brani più spensierati come «Nouvelle California» e «Kilometri», la prima dedicata ad un nuova fiamma a metà strada tra Francia ed Emilia Romagna e la seconda ideata ancora prima della stesura dell’album. Esistono però altre chiavi di lettura di «Revisioni del Tempo», come quella del viaggio intorno al Mondo e lo scorrere delle stagioni dall’Estate alla Primavera successiva.

Lo stile di Zondini è stato giudicato dai primi ascoltatori delle demo un po’ come «I Magnetic Fields cantati dai Baustelle», con echi di Luca Carboni, Max Gazzè, Mario Castelnuovo e «Le cose migliori del Bersani meno peggiore». L’album è stato interamente inciso e suonato da Marco Zondini, con l’eccezione di «Il Lato Oscuro Della Luna», eseguito da Jonny Lee Hart e i contributi di Simona Rovida ai cori della medesima canzone e «Buon Compleanno Mr. Mike»

MUSIC CLUB
Prima opera in italiano per questo eclettico cantautore – ma anche scrittore -, che esordisce in campo musicale tempo fa, nel 1999, con il nome d’arte di Mark Zonda, successivamente fondatore anche della band anglofona ‘Tiny Tyde’, nota nel circuito indipendente. Il nuovo lavoro discografico ruota attorno ed esorcizza una scottante delusione amorosa vissuta in prima persona dal protagonista; il tono generale dell’album non scade però in facili e dolorosi patetismi – come sarebbe facile credere – , ma lascia grande spazio all’ironia e a toni spensierati come in ‘Nouvelle California’, dedicata a una nuova fiamma, e ‘Kilometri’. I primi ascoltatori dell’album lo hanno definito «I Magnetic Fields cantati dai Baustelle», con echi di Luca Carboni, Max Gazzè e Mario Castelnuovo. Album interamente scritto e interpretato da Marco Zondini totalmente in analogico.?Simona Rovida seconda voce in ‘Buon Compleanno Mr. Mike’ e ‘Il Lato Oscuro della Luna’ con Jonny Lee Hart dei Delorean Driver (Leeds) per le chitarre di ‘Il Lato Oscuro della Luna’


rumore

RUMORE

In linea di principio questo è il tipico disco che ognuno di noi, in fase adolescenziale, avrebbe voluto registrare in solitudine dentro la propria cameretta: chi per glorificare la soave bellezza della propria morosa, chi per dare sfogo ai propri istinti rivoluzionari e chi semplicemente per schiaffeggiare cinicamente il mondo.

Zondini, che adolescente lo è stato tanto tempo fa, si tuffa a capofitto nel DIY più sfrenato per esorcizzare la tragica fine di un tragico amore, scrivendo e interpretando un concept-album completamente in analogico. Dall’amore all’inferno, dall’inferno al salvifico soccorso del tempo e dei cicli vitali, passati in rassegna dal cantautore romagnolo come in una sorta di terapeutica autoanalisi sonora, dimenandosi tra maldestro dilettantismo e suggestive polaroid confidenziali vergate con inchiostro rubino (“L’amore che muore, Forcine, Il Lato Oscuro Della Luna), sul nostalgico crinale pop dei Baustelle o del Mario Castelnuovo meno sanremese.

ANTONIO BELMONTE


9, Ottobre 2012

SENTIREASCOLTARE

Di Mark Zonda abbiamo già detto parecchie cose, soprattutto riguardo a come il suo progetto Tiny Tideabbia saputo gettare raffiche di cuore oltre gli ostacoli,facendo della necessità lo-fi una virtù, anzi una vera e propria mission poetica. Le sue canzoni sembrano schermaglie consumate sul filo teso tra ossessione e struggimento, tra devozione e desiderio, con nel mirino il poprock buono per l’incanto e lo stordimento.

Te lo rotrovitra le orecchie melodioso e malsano come da catalogoSarah, discendente per difetto dalle nuances popadeliche anni Sessanta, con una neanche troppo vaga inclinazione per l’autoralità (di)storta Stephin Merritt, tantoper citare un tipetto amatissimo dal cesenate.Il fatto che Mark all’anagrafe risulti Zondini diventa unparticolare di tutto rilievo dal momento che è anche laragione sociale di questo esordio in italiano, a significare- forse – il temporaneo abbandono della maschera, unoscarto improvviso in direzione verità. Dieci tracce chepescano dalla copiosa produzione degli ultimi anni (soprattutto del 2011) applicandovi appunto il testo in italiano, col risultato di renderle un po’più vulnerabili, quasifrastornate, vuoi per il deficit di musicalità “rockista”delnostro idioma vuoi per la sua sostanziale estraneità aquell’immaginario (musicale ed oltre) che in qualchemodo la lingua inglese si porta fin dentro al DNA.

Forse è proprio questa la sfida che Zonda/Zondini havoluto lanciare e raccogliere: dimostrare la credibilità diun pop-rock in italiano ad un tempo brusco ed evocativo, accomodante e disturbato. Pursempre scomodandoinfluenze sfrigolanti Brian Eno (Tua madre non lo deve sapere), euforie agrodolci XTC (Jack Jack Jack), apparizioniomeopatiche Beach Boys (Nouvelle California) eccetera.Il risultato è un carosello di limiti e miti, di desiderio chediventa contesto e velleità che sublimano in espressione.Cui il bravo Mark ci ha da un pezzo abituati.

STEFANO SOLVENTI


12, Ottobre 2012

raga

RAGAZZA MODERNA

Chi bazzica il circuito indie si ricorderà sicuramente di Marco Zondini e dei Tiny Tide. Qui però la storia cambia, si canta in Italiano e i nomi di riferimento diventano nostrani: Max Gazzè, Luca Carboni e i Baustelle, tutti mescolati in un calderone analogico che è la base per un concept album su vecchie e nuove storie d’amore. E come guest c’è Jonny Lee Hart!


GLI ALTRI

altri

Rivelazioni e ritorni

Mark Zonda recupera il suo cognome per amore. E’ una delusione d’amore il motore di questo disco, il primo in Italiano, di Marco Zondini, popolare frequentatore della scena musicale non soltanto italiana con il nome di Mark Zonda. La metamorfosi è completata dal recupero di inusuali attitudini melodiose che sembrano attingere al pop più psichedelico degli Anni Sessanta e alla canzone d’autore più malsana e introvrsa.

Il rock resta sullo sfondo, quasi fosse uno spettatore, per lasciare spazio ad una musicalità messa al servizio delle parole. Diversissimo dal suo alter ego Mark Zonda il cantautore cesenate si muove in un immaginario completamente diverso da quello che l’ha accompagnato fino a qui. I brani dell’album appaiono più fragili, meno scolpiti del solito. Non è estranea a questa mutazione la scelta della Lingua Italiana, così vulnerabile quando deve esprimere sentimenti. Non si capisce se si tratti di un episodio destinato a restare unico nella carriera di Zondini o è l’inizio di una nuova svolta. Quel che so è che a me piace.

GIANNI LUCINI


8 Novembre 2012

I ZONDINI SEGNALATI AL PREMIO TENCO

E' una delle figure più attive e singolari della musica indipendente romagnola Mark Zonda. Da alcuni anni ha costantemente promosso la sua musica in maniera indipendente, e spesso controcorrente, prima con iTiny tide, ora con il nuovo progetto Zondini. E proprio con questo gruppo,ed il loro primo album intitolatoRe:visioni del tempo sono accaduti una serie di avvenimenti sorprendenti. L' ultimo in ordine di tempo una segnalazione per il prestigioso Premio Tenco. Abbiamo raggiunto Zonda fresco di una serie di interviste con la Rai regionale, per capire ed approfondire la sua storia.

Allora, raccontami cosa è successo che non lo so....
Allora E' uscito un nuovo album il mio primo in Italiano che si chiama Re:Visioni del Tempo Sono uscite delle recensioni Un giurato del Premio Tenco ha letto una recensione (non so quale) ed è rimasto colpito Ha visto il video di "Notte A Parigi" mi ha chiesto di inviargli l'album Gli è piaciuto, mi ha fatto i complimenti, ha detto che lo segnala per le candidature al Tenco (che NON E' che partecipo al Tenco... l'ha solo segnalato, eh) Da qui la notizia, la Rai è venuta a farmi un servizio che è stato ripreso Domenica.
Beh direi davvero una bella serie di sorprese, che sono avvenute così, senza sponsorizzazioni, in maniera indipendente.
Sì L'unico finanziamento Sono stati i soldi investiti nella campagna stampa sui quotidiani specializzati di stampa Ma, per dire, l'articolo sulla Voce non era in programma (un'intera paginata a colori con una lunga intervista sullo speciale del lunedì).
Il disco è a nome Zondini giusto?
Sì.
Alcuni mesi fa avevi scritto anche la colonna sonora di uno spettacolo teatrale.
Sì Per il Teatro Bonci di Cesena il titolo dello spettacolo è "Ridere fino alla fine del mondo", un tributo a Petrolini e all'avanguardia cabaret tedesca. Ma rivisitato in chiave psych-pop. Almeno la colonna sonora...
Insomma un sacco di attività, e se non sbaglio stai organizzando un live legato al disco di Zondini.
Stiamo provando i primi brani per la rassegna musicale che si terrà a Meldola chiamata "Meldola Calling".
Mettiamola così, sono oramai parecchi anni, che scrivi, promuovi la tua musica, con i Tiny tide, adesso Zondini, il teatro, trovare improvvisamente una corrispondenza così bella, e dei risultati così positive, sono come una sorta di rivincita e/o gratificazione personale per tutto quello che hai fatto?
Ma no, ancora la strada è lunga. Mi piacerebbe avere risultati sempre migliori, e maggiori, ma sostanzialmente perchè amo molto la musica e le varie divinità pop che la abitano e al contempo sono molto insicuro su quello che faccio. Avere riscontri per me significa avere conferme che mi sto muovendo nella direzione giusta, ma ho sempre proseguito sempre e comunque anche quando ho avuto tutti contro. Sono un tipo molto testardo e tenace (un Ariete!). Principalmente faccio musica semplicemente perchè mi piace. Molto spesso la musica è un gioco, un momento di evasione e la possibilità di fare veicolare e incorniciare emozioni.
Il tuo faro è comunque la cultura pop, in tutte le sue accezioni, cosa ti ha portato a cantare in italiano, dopo che per tanti anni avevi sempre lavorato in inglese?
Prima di tutto gli amici. Soprattutto quelli latinoamericani. In Italia avevo già fatto timide prove anni fa, ma a parte una canzone pubblicata da Tafuzzi Records definita come "Il brano pop italiano più bello degli ultimi 5 anni" ho ricevuto talmente legnate nei denti dagli amici giornalisti che ho deciso di tirare i remi in barca dall'Arno quasi appena bagnati. In secondo luogo un grande amore. Mi ha fatto riscoprire tanti brani classici della cultura pop Italiana che ascoltavo quando ero un adolescente e poi avevo abbandonato, quasi un po' snobbato. Le nostre emozioni viaggiavano sui social network con scambi di Vanoni, Mina, Le Orme, Fossati, Bersani (quello buono) e Matia Bazar. Quando questo amore è finito ho avuto voglia di dimostrarle che sarei riuscito ad ottenere gli stessi risultati dei suoi idoli. Questa la molla che ha fatto scattare tutto. Ero abbastanza fuori di testa in quel periodo da dichiarare: "il mio obiettivo è San Remo"

di Luigi Bertaccini (E20Romagna)

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